Prof. Gennaro Pipino | Specialista in Ortopedia e Traumatologia

I più bravi a rimettervi in campo

Data: 12/10/2008

Sino a 20 anni fa i calciatori italiani si facevano operare all'estero, adesso sono gli stranieri a venire dai nostri specialisti del piede e del ginocchio.

Sino a 20 anni fa i calciatori si facevano operare all’estero.
Adesso sono gli stranieri a venire dai nostri specialisti del piede e del ginocchio
Adesso hanno le liste d’attesa. Le tv e i fotografi che li aspettano fuori dalle cliniche. I pazienti che scrivono (e arrivano) perfino dall’estero. Non tutti, certo, soltanto i luminari, però la musica è cambiata, rispetto ai primi anni 80, quando gli ortopedici erano le cenerentole della chirurgia, e chi poteva andava a operarsi in Francia (Lione e a Marsiglia erano le “capitali del ginocchio” ), o magari in Svezia e negli Stati Uniti.

Oggi la situazione appare rovesciata. Bisognerebbe vederli, i calciatori che sfilano lungo i corridoi della settecentesca Villa Stuart, sulla via trionfale a Roma: i Totti, gli Emerson, i Nesta, i Tommasi. Tutti rimessi in piedi (e in campo) da Pier Paolo Mariani, chirurgo ortopedico, traumatologo e docente di scienze motorie presso lo Iusm di Roma. Uno che, a partire dal ’71, ha operato, racconta, “tante persone quante ne abitano in una città di media grandezza: 30mila o forse anche più”, che si sono moltiplicate, negli anni, attraverso il passaparola. I calciatori sono arrivati dopo.

Negli anni 90 il primo; il mitico Aldair; ad agosto l’ultimo, Jèrèmy Menez, giovane asso francese. Sono loro che hanno acceso su Villa Stuart i riflettori della tv di tutto il mondo:nemmeno il ricovero di Giuglio Andreotti, negli anni 80, aveva suscitato tanto clamore.                                             

Anche perché, se fosse dipeso dal professore, nomi non ne sarebbero usciti, neppure quello di Francesco Totti, anche se Mariani è “romanista fino all’osso” e, proprio con Totti, il suo bisturi ha fatto miracoli. “Ho fatto il mio lavoro”, taglia corto Mariani. Certo, chi lo contraddice? Però lo ha fatto meglio di tutti, altrimenti non avrebbe la fila dei calciatori fuori dalla porta. Pure stranieri, come stamattina: c’è un tale che viene dalla Gran Bretagna. Famoso, pare. Ma la privacy impedisce di scoprirne l’identità. “Stiamo cercando di pareggiare i conti”, scherza il padre italiano dell’astroscopia. Perché, se pure non sono ancora molti gli stranieri che frequentano i nostri ortopedici, i viaggi all’estero dei connazionali si sono azzerati: i luminari ci sono anche qui. E pure i centri di eccellenza, con ospedali monotematici come per nessun’altra specialità:il ginocchio, la mano, il piede, l’anca, la colonna vertebrale e così via. D’altra parte, spiega Mariani, “l’ortopedia è un ramo della medicina dagli interessi multiformi, e la competenza ultraspecialistica ha consentito di raggiungere risultati impensabili solo vent’anni fa. Quando mi sono laureato, la protesi era l’eccezione, oggi è la regola: 120mila all’anno l’anca, 60mila il ginocchio”. La superspecializzazione entra perfino nell’ambito della traumatologia: con il ginocchio al primo posto, croce di oltre un milione di italiani, seguito da anca e spalla. Questo, ovviamente, dimezza i tempi di intervento: oggi un legamento si “ripara”in un’ora. “Certo molto dipende dallo specialista”, osserva Mariani. Ci sono chirurghi che impiegano il doppio del tempo”.

Come nella ricerca, insomma, anche nella chirurgia i monospecialisti preparati e affinati di continuo apportano sicuramente dei vantaggi. Ma secondo Roberto D’Anchise, 62 anni, che dirige l’Unità operativa di chirurgia del ginocchio all’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, il top delle eccellenze italiane, “l’altra faccia della medaglia è la crescente difficoltà di interpretare la malattia nella sua interezza. O di perdersi davanti a tecniche operatorie diverse”. Un rischio che, spiega, “riguarda soprattuttoi più giovani, quando nascono, appunto, come artroscopisti”. Lui, che dopo 15 anni di ortopedia generale è diventato uno dei maestri della chirurgia del ginocchio a livello internazionale, e che è stato il primo, in Italia, a effettuare un trapianto di menisco (ottobre 2002), possiede una conoscenza del corpo così globale e approfondita da poter eseguire, con estrema sicurezza, anche interventi non necessariamente legati al ginocchio.


Del resto, come anche Mariani, D’Anchise è ancora uno di quei chirurghi che, prima di tutto, rispondono a se stessi del loro operato. Vale a dire, alla coscienza umana e professionale. Uno di quei medici che avvertono ancora “come un dovere” considerare il paziente nella sua interezza e, “se occorre, anche nell’aspetto psicologico”. Perché, “al di là degli interventi indispensabili, un chirurgo ortopedico deve sempre avere la consapevolezza che il paziente non ha la necessità di entrare in sala operatoria, visto che è comunque possibile convivere senza grandi drammi anche con i dolori dell’artrosi. In questo caso, non solo il bravo chirurgo deve valutare con buonsenso se esistono le indicazioni all’intervento ma anche spiegare al paziente, che sempre di più richiede l’atto chirurgico, quali sono i rischi e i benefici”. Si spinge anche più in là Mariani: “L’aggressione del bisturi sul corpo ha un costo biologico che il medico deve sempre valutare in modo onesto rispetto ai benefici. Perché la chirurgia ripara, al massimo ricostruisce, ma non restituisce mai l’integrità. E quindi ha limiti da non dimenticare”.
Certo già da un po’, interventi sempre meno invasivi tentano di rispettare il più possibile l’integrità anatomica. Ma per Mariani lo scenario del futuro è “la frontiera della biologia genetica. Gli studi sui fattori di crescita e, quindi, la possibilità di sviluppare sostanze endogene che aiutino a promuovere i processi di auto guarigione. “In fondo l’uomo appartiene al mondo animale. Dove la lucertola “autoripara” la coda amputata e il cane guarisce in fretta da una frattura ossea. Perché l’uomo non dovrebbe riuscirci?”.

Dal metacarpo al bacino, c’è sempre l’esperto adatto

Gennaro Pipino. Responsabile del reparto di Ortopedia dell’Ospedale Villa Regina di Bologna. E’ docente a contratto in corsi di specializzazione di chirurgia protesica del ginocchio ed è attualmente impegnato nella ricerca di sistemi di protesi mininvasivi. E’ anche presidente dell’associazione Padre Matteo D’Agnone onlus, che si propone di costruire un Istituto di cura a carattere scientifico, ortopedico e fisioterapico presso Chesti (Foggia). 

Paolo Aglietti. 66 anni, presidente della Prima clinica ortopedica dell’Università di Firenzee della Società internazionale chirurgia del ginocchio (Isks) e arthroscopy (Isakos). Dopo la specialità in Italia, ha lavorato a New York, presso l’Ospedale di Chirurgia Speciale, dove ha conseguito anche l’abilitazione americana. Da oltre trent’anni si occupa di medicina dello sport ed è considerato uno dei massimi esperti a livello internazionale delle patologie del ginocchio.

Francesco Fanfani. Profassore associato presso l’istituto di clinica ortopedica dell’Università cattolica di Roma, è dirigente medico dell’Uo di ortopedia e ghirurgia della mano presso il Policlinico universitario Gemelli. I suoi principali campi di interesse sono osteosintesi elastiche, tumori dei nervi periferici, interventi di copertura in esiti lesioni nervose, sviluppo neuroguide, sviluppo protesi metacarpo-falangee, trattamento delle deformità reumatoidi, instabilità del carpo, lembi vascolarizzati.

Paolo Gallinaro. 70 anni, direttore della clinica ortopedica e traumatologica del Cto-Cfr Maria Adelaide a Torino, professore di clinica ortopedica e docente alla Scuola di specializzazione in Ortopedia e traumatologia dell’università di Torino. Nel 1991 ha fondato la Federazione ortopedica europea che associa 44 paesi europei compresi gli ortopedici russi e israeliani. La sua struttura è divisa in due unità, una di ortopedia di elezione, l’altra di traumatologia muscolo-scheletrica, che trattano anche le lesioni complesse del bacino. Ha operato in tutto il mondo: Stati Uniti, Inghilterra, Svizzera, Russia e Cina.

Roberto Giacometti Ceroni. 70 anni, direttore della prima divisione di Ortopedia presso l’Ircss Istituto ortopedico Galeazzi di Milano. Membro della Sicot (International society of orthopaedics and traumatology ) e della Ibs ( International bip society ), ha un’esperienza di oltre 10mila interventi chirurgici e di un vasto numero di astroscopie. E’ autore di 83 pubblicazioni scientifiche. 

Sandro Giannini. Direttore del Laboratorio di analisi del movimento dell’Istituto Rizzoli di Bologna, autore di numerosi studi sulle deformità vertebrali, la chirurgia protesica dell’arto inferiore, la traumatologia dello sport, le patologie del piede. E’ direttore del corso di perfezionamento in podologia e del corso di diploma universitario di podologo all’Università di Bologna, segretario generale della Società di medicina e chirurgia del piede, membro onorario dell’American college of foot and ankle surgeons.

Sergio Mapelli. Direttore della Chirurgia ortopedica oncologica dell’ Istituto Gaetano Pini di Milano, centro di riferimento regionale per i tumori muscolo-scheletrici. E’ stato lui a guidare, lo scorso anno, l’impianto, unico nel suo genere, a un bimbo di 12 anni affetto da osteosarcoma di una protesi femorale intelligente, in grado cioè di allungarsi, grazie a un meccanismo elettromagnetico comandato dall’esterno, al crescere della gamba sana, evitando le protesi meccaniche che vanno periodicamente cambiate.

Maurilio Marcacci. Direttore della Chirurgia ortopedia-traumatologica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. La sua attività abbraccia l’intera casistica ortopedica-traumatologia e si avvale di alcuni servizi importanti presenti nell’Istituto, quali la Banca del tessuto muscolo-scheletrico, il Registro dell’impiantologia protesica  ortopedica e il servizio di teleconsulto ortopedico. Da qui, inoltre, coordina progetti di ricerca sulle malattie rare dell’apparato muscolo-scheletrico.

Salvatore Marsico. Direttore del Centro di chirurgia della mano, microchirurgia e reimpianto degli arti del Cto Alesini di Roma e docente presso la Scuola di specializzazione di ortopedia e traumatologia dell’Università Tor Vergata. Il Centro è inserito nella retedel coordinamento urgenze micro vascolari in Italia e fa fronte, 24 ore su 24, a tutte le urgenze della mano, degli arti inferiori e superiori, compresi i vari distacchi, provenienti da tutto il Centro-sud d’Italia, grazie alla presenza dell’eliporto.

Mario Mercuri. 58 anni, direttore V Divisione di chirurgia ortopedico-traumatologica a indirizzo oncologico e del Dipartimento di oncologia muscolo-scheletrica I.F. goidanich agli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna. Specialista in ortopedia, traumatologia e fisiatria, presiede il corso di laurea in tecniche ortopediche all’ Università di Bologna. Si è occupato a lungo di chirurgia ricostruttiva articolare e di traumatologia del del ginocchio e dell’anca ma, da 25 anni, si dedica soprattutto alle patologie oncologiche. 

Walter Pascale. Primario della VIII Divisione dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e docente presso l’Università degli studi di Milano. Si è specializzato nei centri più prestigiosi al mondo di chirurgia del ginocchio, nonché fellow presso l’Università di Anversa in Medicina dello sport e chirurgia del ginocchio.

Claudio Pilati. Direttore dell’Università spinale del Cto di Roma, centro di riferimento per tutto il Centro-sud. E’ presidente della Società medica italiana di paraplegia e ha dato un contributo notevole alla nascita della Fondazione italiana per la cura della paralisi, che si prefigge di sostenere finanziariamente la ricerca scientifica nel tentativo di trovare una cura alla paralisi da lesione midollare.

Giuseppe Porcellini. Direttore del Centro di chirurgia ortopedica della spalla dell’Ospedale Cervesi, a Cattolica (Rn), specializzato nelle patologie della spalla, del gomito e negli impianti di protesi articolare. E’ docente presso l’Università di Ferrara per l’insegnamento delle malattie dell’apparato locomotorie, è professore a contratto presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro ed è consulente all’Ospedale Morgagni di Forlì per l’insegnamento delle tecniche chirurgiche della spalla e del gomito. 

Cesare Verdoia. Direttore della I Divisione di ortopedia e traumatologia dell’Istituto Gaetano Pini di Milano, dove coordina anche il Centro studi e ricerche della traumatologia dello sport, professore di clinica ortopedica e traumatologia all’Università degli Studi di Milano. I suoi settori di intervento sono: protesi dell’anca, chirurgia ripartiva del ginocchio, della spalla, del piede e della mano, patologie della colonna vertebrale, reumatologia, chirurgia della scoliosi e dell’artrite reumatoide. (Daniela De Vecchis e Carolina Visconti).

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