Prof. Gennaro Pipino | Specialista in Ortopedia e Traumatologia

Ginocchio, la protesi è per sempre

Data: 16/03/2015

Articolo del Sole 24 Ore dedicato alle tecnolgie e nuove tecniche d'intervento, le eccellenza mediche del territorio

Fare in modo che i pazienti possano tornare in breve tempo ad una mobilità soddisfacente, eliminando ovviamente dolori e fastidi. E' questo uno dei principali obiettivi da sempre inseguito dai chirurghi ortopedici di tutto il mondo.
E il problema non è certo da poco, basti pensare che solo in Italia ogni anno si eseguono oltre 100 mila interventi di protesi d'anca e quasi 50 mila di ginocchio.

Ovviamente le nuove metodiche chirurgiche e le continue conquiste nell'are biomedicale sono oggi determinanti per offrire ai pazienti soluzioni prima impensabili, ma il fattore umano resta sempre determinante e dunque è crociale affidarsi a professionisti seri e preparati.

Delle possibilità offerte dalla chirurgia moderna ne abbiamo parlato con il professor Gennaro Pipino, ordinario in Ortopedia e direttore del Polo scientifico Ortopedico dell'Università Ludes di Lugano. Negli anni, dopo la laurea in medicina e la specializzazione in ortopedia e traumatologia all'Università di Bologna, ha eseguito ben 5 mila impianti di protesi di ginocchio, 2 mila interventi di protesi d'anca, 9 mila artroscopie e ricostruzioni e 5 mila interventi alla spalla.

"Ogni fascia d'età ha di solito problemi specifici - spiega Pipino - I giovani tra i 15 ed i 30 anni, ad esempio, sono soggetti a lesioni o rottura di menisco e legamenti. Tra i 30 ed i 60 anni sono frequenti patologie provocate da traumi, dopo i 60 anni prevalgono le forme degenerative che portano all'artrosi con immobilità e dolori sempre più forti."

Il professor Pipino, che è inoltre direttore del reparto di Ortopedia dell'Ospedale Villa Regina di Bologna ed è esperto in trapianto di cartilagine precisa che "la terapia prevede diversi livelli di trattamento: per le piccole lesioni della cartilagine l'intervento d'elezione è il trapianto di tessuto. In lesioni più estese si ricorre alle miniprotesi; per le forme più gravi, alle protesi totali. I trapianti di cartilagine sono un argomento molto controverso in ambito ortopedico: se la lesione non supera il centimetro o il centimetro e mezzo, i risultati con questa metodologia sono eccellenti".

Ma se gli esami diagnostici evidenziano la presenza di lesioni più estese, diventa necessario l'impianto di una protesi. "Se ad essere usurato - spiega il professore - è uno solo dei due comparti dell'articolazione (la parte interna o esterna) si può ricorrere ad una protesi mono-compartimentale, ma si tratta di protesi che vanno applicate solo dopo un accurato studio del caso. Se a risultare compromessa è l'intera articolazione, occorre una protesi totale: un intervento più invasivo, ma che oggi consente risultati ottimi e duraturi (oltre i 30 anni)."

Ma come si capisce che una protesi va sostituita? "Il suggerimento è quello di sottoporsi ad un esame radiografico e ad una visita dal proprio ortopedico ogni 4 o 5 anni, a partire dall'intervento. In questo modo sarà possibile intervenire tempestivamente se necessario con la sostituzione delle protesi. Mai aspettare il dolore, perchè in quel caso si è già ad scollamento avanzato della protesi."

Per garantire una corretta esecuzione dell'intervento, il professor Pipino (responsabile mondiale per i sistemi di allineamento intramidollare tibiale per protesi di ginocchio) ha anche brevettato un allineatore transepicondilare. Ed è proprio lui a ribadire che l'intervento va eseguito da mani esperte. "La mobilizzazione - conclude - avviene fin dal primo giorno."

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