Prof. Gennaro Pipino | Specialista in Ortopedia e Traumatologia

Salvare il ginocchio con la protesi

Data: 03/01/2011

Quando l'articolazione non risponde più occorre intervenire sulla cartilagine, ma nei casi più gravi si ricorre a una nuova protesi

Le patologie del ginocchio costituiscono un vasto capitolo dell'ortopedia, che riguarda diverse fasce della popolazione: «Nei giovani si tratta soprattutto di patologie sportive o di origine micro-traumatica», afferma il dottor Pipino Gennaro, direttore del reparto di Ortopedia dell'Ospedale privato Villa Regina di Bologna. «In persone con età più avanzata si hanno, invece, problemi più importanti, come le forme degenerative artrosiche (la cui età di insorgenza, tra l'altro, a causa di certe abitudini di vita, come la pratica intensiva di sport usuranti per le articolazioni, si è notevolmente abbassata)».

La terapia prevede diversi livelli di trattamento: «Per le piccole lesioni della cartilagine l'intervento d'elezione è, in genere, il trapianto di tessuto», spiega lo specialista. «In lesioni più estese si ricorre, invece, alle miniprotesi e, per le forme più gravi, alle protesi totali».

I trapianti di cartilagine sono un argomento molto controverso in ambito ortopedico: «Se la lesione non supera il centimetro o il centimetro e mezzo, i risultati con questa metodologia sono eccellenti», afferma il dottor Gennaro. «Nel corso dello stesso intervento viene prelevata, dalla parte alta del ginocchio del paziente, della cartilagine sana, che viene quindi posizionata nella zona che la necessita (in pratica, viene tappato il "buco" che si era creato). Risultati più incerti si hanno invece quando il danno è un po' più elevato, per cui la cartilagine prelevata dal paziente deve essere coltivata in laboratorio prima di poter essere ricollocata».

Quando gli esami diagnostici evidenziano la presenza di lesioni più estese, diventa necessario un intervento chirurgico di impianto protesico: «Qualora a essere usurato sia uno solo dei due comparti dell'articolazione (la parte interna o la parte esterna) si può ricorrere a una protesi mono-compartimentale, detta anche mini-protesi per le sue dimensioni contenute», spiega il chirurgo.

«Si tratta di protesi che vanno applicate dopo un accurato studio del caso, in base a indicazioni specifiche (non si possono impiantare, per esempio, in pazienti obesi o che soffrono di osteoporosi).
Se a risultare compromessa è l'intera articolazione, invece, l'indicazione è per l'impianto di una protesi totale: un intervento sicuramente più invasivo, ma che oggi, anche grazie ai moderni disegni protesici, consente di ottenere risultati ottimi ed estremamente duraturi (la "sopravvivenza" di questo tipo di protesi supera ormai i 30 anni)
».

Fondamentale è che l'intervento venga eseguito da mani esperte. «La mobilizzazione, cioè la messa in "moto" del ginocchio avviene fin dal primo giorno, mentre in seconda giornata il paziente è già in piedi», commenta il dottor Gennaro. «Viene quindi impostato il percorso di riabilitazione, che porterà, nel giro di 3-4 mesi, al ripristino ottimale della funzionalità dell' articolazione».

 

Controlli periodici per stare tranquilli

I moderni impianti protesici hanno una durata molto lunga. Ma come si capisce che una protesi va sostituita? «Il suggerimento è quello di sottoporsi a un esame radiografico e a una visita dal proprio ortopedico ogni 4-5 anni, a partire dall'intervento», risponde il dottor Pipino Gennaro. «In questo modo, sarà possibile avere il costante controllo della situazione e intervenire tempestivamente qualora se ne presentasse la necessità (le protesi possono essere sostituite in blocco oppure nei singoli componenti). Non è il caso, invece, di aspettare di avvertire dolore: un sintomo che indica già uno scollamento avanzato della protesi».

 

Una procedura guidata "aiuta" il chirurgo

II modo in cui la protesi viene posizionata nell'articolazione è fondamentale per la buona riuscita dell'intervento e per la durata dei risultati nel tempo. Per questo il dottor Pipino Gennaro ha progettato e messo a punto un "allineatore trans epicondilare": «Si tratta di un sistema in grado di guidare la mano del chirurgo nella resezione femorale, nel corso dell'intervento per le protesi del ginocchio», spiega l'esperto. «Una volta effettuata con precisione questa resezione, l'intero lavoro di impianto è estremamente facilitato, e molto più semplice». Riconosciuta dalla letteratura scientifica internazionale, tale procedura è già stata adottata da diversi centri italiani ed esteri.

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